Contributi a fondo perduto 2026: cosa sono, chi può ottenerli e i bandi aperti

Verificata sulle fonti ufficiali il 19/10/2026 · Revisione di Luca Olovrap

Un contributo a fondo perduto è un'agevolazione finanziaria che trasferisce risorse pubbliche all'impresa senza alcun obbligo di restituzione del capitale o degli interessi. Di solito copre una quota percentuale delle spese ammissibili sostenute e rendicontate per realizzare un programma di investimento, sviluppo o gestione. Si differenzia nettamente dai finanziamenti, dai crediti d'imposta e dalle garanzie pubbliche.

Cosa sono i contributi a fondo perduto

Il contributo a fondo perduto consiste in una somma erogata a favore del beneficiario che non deve essere rimborsata. Di norma, l'agevolazione viene calcolata come percentuale delle spese ammissibili sostenute, pagate e regolarmente rendicontate all'ente pubblico per la realizzazione di un progetto.

Il Codice degli incentivi individua diverse tipologie in base alla destinazione della spesa:

  • contributo in conto impianti: destinato all'acquisizione di beni strumentali ammortizzabili e parametrato al relativo costo;
  • contributo in conto capitale: finalizzato all'incremento o alla ristrutturazione del patrimonio aziendale;
  • contributo in conto esercizio: concesso per ridurre i costi correnti di gestione o integrare i ricavi d'esercizio;
  • contributo diretto alla spesa: riconosciuto a fronte dei costi sostenuti per specifiche iniziative, come ricerca o formazione;
  • contributo in conto interessi: finalizzato ad abbattere il tasso di interesse su un finanziamento bancario accordato all'impresa;
  • voucher: un contributo a fondo perduto riconosciuto per coprire specifici fabbisogni, come l'avvio d'impresa o l'acquisizione di servizi.

Il contributo a fondo perduto si distingue nettamente dalle altre forme di agevolazione: il finanziamento agevolato prevede la restituzione del capitale erogato (seppur a un tasso inferiore a quello di mercato), la garanzia su operazioni finanziarie trasferisce il rischio d'insolvenza dall'istituto finanziatore allo Stato, mentre il credito d'imposta viene utilizzato in compensazione per il pagamento dei debiti tributari.

La formula verbale del "prestito a fondo perduto" è una contraddizione logica e giuridica: il prestito impone sempre l'obbligo di rimborso, mentre il fondo perduto ne è per definizione privo. Molti bandi pubblici prevedono tuttavia misure miste, ossia interventi agevolativi che combinano all'interno dello stesso programma una quota a fondo perduto e una quota erogata tramite finanziamento agevolato.

Chi li concede e dove trovare i bandi

I contributi a fondo perduto e gli altri incentivi economici sono concessi da diverse amministrazioni responsabili della programmazione e della spesa pubblica: lo Stato (attraverso ministeri competenti quali il Ministero delle Imprese e del Made in Italy o il Ministero del Lavoro), le Regioni, le Province autonome, le Camere di commercio e altri enti pubblici.

L'attivazione concreta delle agevolazioni avviene tramite la pubblicazione del bando, dell'avviso o del provvedimento attuativo. Il bando è il documento ufficiale che fissa:

  • le regole e le condizioni di partecipazione;
  • i soggetti ammessi e i settori agevolabili;
  • le tipologie di spesa ammissibili e i relativi massimali;
  • le procedure istruttorie, le modalità di rendicontazione e i termini per l'invio delle domande.

Per consentire una mappatura centralizzata e garantire la trasparenza, le opportunità agevolative sono censite nel catalogo pubblico del portale Incentivi.gov.it, che assicura la pubblicità legale degli interventi e favorisce l'incontro fra domanda e offerta. Inoltre, il Registro nazionale degli aiuti di Stato (RNA), accessibile tramite il sito rna.gov.it, dispone di una sezione dedicata alla trasparenza e gestisce le informazioni su tutte le misure e i benefici individuali concessi a livello nazionale.

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Chi può ottenerli e quali requisiti servono

Possono accedere alle agevolazioni tutti i soggetti che esercitano un'attività economica, a prescindere dalla forma giuridica e dalle fonti di finanziamento. Tra i beneficiari rientrano:

  • le microimprese, piccole e medie imprese (PMI);
  • le grandi imprese;
  • le startup innovative e le PMI innovative;
  • i lavoratori autonomi, inclusi i liberi professionisti iscritti agli ordini e gli esercenti professioni non organizzate;
  • le persone fisiche che intendono costituire una nuova attività.

Ciascun bando individua specifici requisiti di ammissione legati alla localizzazione territoriale (come aree interne o zone ZES), alla dimensione aziendale, al settore di attività identificato dal codice ATECO, al vincolo societario (come imprese a prevalenza giovanile o femminile) o alla forma giuridica.

Accanto ai requisiti di settore, l'art. 9 del Codice degli incentivi stabilisce cause generali e inderogabili che precludono l'accesso alle agevolazioni:

  • cause di decadenza, sospensione o divieto previste dal codice antimafia o tentativi di infiltrazione mafiosa;
  • applicazione di sanzioni interdittive che comportano il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o l'esclusione da agevolazioni;
  • condanne definitive o decreti penali irrevocabili a carico di amministratori o legali rappresentanti per reati ostativi negli appalti pubblici (fatta salva l'estinzione o la riabilitazione);
  • violazioni delle norme previdenziali e assistenziali ostative al rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC);
  • operazioni di delocalizzazione o cessazione dell'attività incentivata;
  • inadempimento dell'obbligo di stipula di polizze assicurative contro calamità naturali ed eventi catastrofali, fatto salvo quanto previsto per gli incentivi fiscali e contributivi.

Contributi a fondo perduto per aprire un'attività

Per promuovere la nascita di nuove realtà imprenditoriali e il lavoro autonomo, l'ordinamento prevede incentivi nazionali gestiti da Invitalia:

  • Resto al Sud 2.0: rivolto a giovani tra i 18 e i 35 anni non compiuti disoccupati, inoccupati, inattivi, partecipanti al Programma GOL o "working poor", residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. È ammesso l'avvio di iniziative in tutti i settori eccetto agricoltura, pesca e acquacoltura. Prevede voucher a fondo perduto fino a 40.000 € (elevabili a 50.000 €), oppure contributi a fondo perduto del 75% per investimenti fino a 120.000 € e del 70% per programmi tra 120.000 € e 200.000 €.

  • Autoimpiego Centro-Nord: destinato ai giovani tra i 18 e i 35 anni non compiuti con le medesime condizioni soggettive (inoccupati, disoccupati, inattivi, GOL, working poor) residenti in Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche. Esclude l'agricoltura e la pesca e concede voucher a fondo perduto fino a 30.000 € (elevabili a 40.000 €), oppure contributi a fondo perduto del 65% per spese fino a 120.000 € e del 60% per investimenti compresi tra 120.000 € e 200.000 €.

  • ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero: rivolto a imprese costituite da non più di 60 mesi o persone fisiche intenzionate a crearne una, a prevalente partecipazione giovanile (18-35 anni) o femminile (donne senza limiti di età). L'iniziativa finanzia progetti fino a 3.000.000 € nei settori di produzione, servizi, commercio e turismo con una copertura fino al 90% delle spese. Dal 01/07/2026, a seguito dell'esaurimento dei fondi stanziati per la parte non rimborsabile, le agevolazioni per le domande presentate da tale data sono concesse esclusivamente nella forma del finanziamento agevolato a tasso zero, escludendo la quota a fondo perduto.

Come si ottengono: domanda, selezione ed erogazione

L'attribuzione dei contributi a fondo perduto avviene attraverso le modalità procedurali stabilite da ogni singolo bando:

  • a sportello: valutazione compiuta secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze, nei limiti dei fondi stanziati;
  • a graduatoria: selezione basata su criteri qualitativi, priorità o parametri tecnici predefiniti;
  • procedura negoziale: basata su un confronto diretto tra l'amministrazione e il proponente per progetti di particolare complessità.

Nelle fasi istruttorie, la pubblica amministrazione acquisisce d'ufficio le informazioni già presenti in pubblici registri. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi del DPR 445/2000 sostituiscono la documentazione comprovante gli stati soggettivi e oggettivi, fermo restando l'obbligo di fornire la documentazione tecnica indispensabile per la valutazione.

Per inviare la domanda online attraverso le piattaforme informatiche abilitate sono di norma richiesti strumenti di identità digitale (SPID, Carta Nazionale dei Servizi - CNS o Carta d'Identità Elettronica - CIE), la firma digitale del legale rappresentante o proponente e un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

L'erogazione dei contributi in conto impianti, conto capitale o diretti alla spesa avviene a fronte dell'avanzamento contabile dell'iniziativa, per quote o a saldo:

  • può essere concessa un'anticipazione, di norma subordinata alla presentazione di garanzie fideiussorie o assicurative pari all'importo erogato;
  • le quote intermedie seguono gli stati di avanzamento lavori (SAL);
  • la rata a saldo viene liquidata a seguito della rendicontazione finale delle spese quietanzate, salvo l'eventuale ricorso a opzioni di costo semplificate previste dal bando;
  • dall'ultima tranche può essere trattenuto un importo svincolato solo all'esito positivo delle verifiche finali sul progetto realizzato.

Obblighi e revoca: quando il contributo va restituito

L'ottenimento di un contributo a fondo perduto impone il rigoroso rispetto degli obblighi previsti dal bando e dalle disposizioni generali del Codice degli incentivi. In primo luogo, l'impresa ha il vincolo di destinazione e mantenimento dei beni agevolati: salvo diversa previsione dell'avviso pubblico, i beni non possono essere alienati, ceduti o distolti prima di 3 anni dal completamento dell'investimento per le PMI e di 5 anni per le grandi imprese.

Il soggetto competente dispone la revoca totale o parziale del beneficio al verificarsi di determinate circostanze:

  • assenza iniziale dei requisiti di ammissione o produzione di documentazione irregolare/incompleta per colpa non sanabile imputabile all'impresa;
  • mancata realizzazione dell'operazione entro i termini temporali prestabiliti;
  • distrazione o cessione anticipata dei beni agevolati;
  • avvio di delocalizzazioni o riduzione dei livelli occupazionali vincolanti;
  • variazioni sostanziali del progetto o mutamenti soggettivi del beneficiario ritenuti incompatibili;
  • apertura di procedure di crisi o insolvenza incompatibili con gli impegni assunti;
  • mancato rispetto dei limiti di cumulo degli aiuti;
  • accertamento di uno dei motivi di esclusione ex art. 9 (tra cui DURC irregolare, ove non operi l'intervento sostitutivo);
  • rinuncia espressa dell'impresa.

La revoca determina l'obbligo di restituzione delle somme percepite, maggiorate di un interesse corrispondente al tasso ufficiale di riferimento della BCE. Nel caso in cui la decadenza derivi da fatti imputabili al beneficiario, mancata regolarità documentale, delocalizzazione o calo occupazionale, il tasso applicato subisce una maggiorazione di 5 punti percentuali. I crediti pubblici derivanti dalla revoca godono di privilegio generale sui beni mobili e, in caso di mancato rimborso spontaneo, sono recuperati tramite iscrizione a ruolo.

La regola de minimis

Gli aiuti concessi in regime de minimis sono agevolazioni pubbliche di importo ridotto che si presume non incidano negativamente sulla concorrenza comunitaria. La materia è disciplinata dal Regolamento (UE) 2023/2831, in vigore dal 01/01/2024.

Il regolamento stabilisce che una singola impresa può ricevere aiuti a titolo di de minimis generale fino a un massimale di 300.000 €. Tale soglia viene calcolata prendendo a riferimento un arco temporale mobile di tre anni solari, calcolati a partire dalla data di concessione dell'agevolazione (non più sui tre esercizi finanziari precedenti).

Il massimale di 300.000 € non si applica alla singola entità giuridica isolata, ma al perimetro dell'impresa unica, che raggruppa tutti i soggetti legati da un rapporto di controllo di diritto o di fatto. Rientrano nell'impresa unica le società controllanti, controllate o soggette a comune controllo o coordinamento; in determinate condizioni, la qualifica comprende anche le persone fisiche che gestiscono direttamente l'attività d'impresa controllata. Non rientrano invece nel perimetro le società fiduciarie per le posizioni gestite a titolo di fiduciaria, né gli organismi pubblici o le imprese estere.

Il rispetto del tetto de minimis e delle regole sul divieto di cumulo con altri aiuti di Stato sulle medesime spese ammissibili viene attestato preventivamente dall'amministrazione tramite il Registro nazionale degli aiuti di Stato. A questo scopo, le amministrazioni rilasciano ed esaminano la specifica Visura Aiuti de minimis, che riassume gli importi già concessi a livello di impresa unica sulla base delle evidenze del Registro delle Imprese e delle dichiarazioni fornite dal beneficiario.

Tasse sui contributi a fondo perduto

Il trattamento fiscale dei contributi a fondo perduto varia a seconda della qualificazione contabile dell'agevolazione e della destinazione dei fondi.

Alla data del 19/10/2026 sono applicabili le norme storiche del sistema tributario:

  • l'art. 28 del DPR 600/1973 impone a Regioni, Province, Comuni ed enti pubblici e privati di applicare una ritenuta del 4% a titolo d'acconto delle imposte sui redditi sui contributi versati alle imprese. Da tale prelievo sono tuttavia formalmente esclusi i contributi destinati all'acquisto di beni strumentali;
  • l'art. 85 del TUIR (DPR 917/1986) include tra i ricavi d'impresa i contributi spettanti in base a contratto e i contributi percepiti esclusivamente in conto esercizio a norma di legge;
  • l'art. 88 del TUIR disciplina i contributi in conto capitale, facendoli rientrare tra le sopravvenienze attive. Tali componenti concorrono alla formazione del reddito imponibile per intero nell'esercizio in cui sono incassati; la disposizione esclude dalle sopravvenienze i contributi per l'acquisizione di beni ammortizzabili (che riducono il costo fiscalmente rilevante del bene o sono differiti in base all'ammortamento).

Questo assetto normativo è destinato a confluire nella riforma fiscale organica, le cui norme hanno già data di decorrenza fissata dal legislatore:

  • la ritenuta d'acconto del 4% è recepita nell'art. 43 del D.Lgs. 33/2025 (Testo unico delle disposizioni in materia di versamenti e riscossione), che diventerà applicabile a partire dal 01/01/2027 (art. 243);
  • la disciplina della tassazione dei ricavi per i contributi in conto esercizio e delle sopravvenienze attive per i contributi in conto capitale confluirà rispettivamente nell'art. 94 e nell'art. 97 del nuovo D.Lgs. 117/2026 (Testo unico imposte sui redditi), le cui disposizioni si applicheranno a decorrere dal 01/01/2027 (art. 377).

Domande frequenti

Chi ha diritto ai contributi a fondo perduto?

Hanno diritto ad accedere alle agevolazioni i soggetti esercenti un'attività economica identificati da ciascun bando, tra cui PMI, grandi imprese, professionisti autonomi e persone fisiche che avviano un'impresa. È necessario possedere i requisiti settoriali e territoriali fissati dall'avviso e non incorrere nei motivi generali di esclusione previsti dal Codice degli incentivi, tra cui l'irregolarità del DURC e provvedimenti antimafia o interdittivi.

Come si ottengono soldi a fondo perduto per aprire un'attività?

Per ottenere contributi destinati all'avvio di un'attività è possibile presentare domanda su bandi specifici come Resto al Sud 2.0 (per il Mezzogiorno) o Autoimpiego Centro-Nord. Le istanze si trasmettono online tramite le piattaforme telematiche dedicate (come quella di Invitalia), dotandosi di credenziali digitali, e vengono valutate in ordine cronologico o tramite graduatoria a fronte del rispetto dei requisiti del progetto.

Che differenza c'è tra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato?

Il contributo a fondo perduto è un trasferimento di risorse che l'impresa non deve restituire all'ente pubblico. Il finanziamento agevolato, invece, è un prestito che prevede il rimborso integrale del capitale ricevuto secondo un piano di ammortamento, concesso però a un tasso di interesse inferiore rispetto ai livelli di mercato.

Esistono i prestiti a fondo perduto?

No, sul piano giuridico ed economico il "prestito a fondo perduto" non esiste poiché il prestito comporta per definizione l'obbligo di restituzione. Spesso vengono definiti impropriamente in questo modo quegli incentivi che prevedono formule miste, erogando congiuntamente una quota di finanziamento rimborsabile e una quota a fondo perduto non soggetta a rimborso.

Il contributo a fondo perduto va restituito?

Di norma il contributo a fondo perduto non va restituito. La restituzione delle somme erogate, gravate da interessi legali ed eventuali maggiorazioni, diventa tuttavia obbligatoria qualora l'amministrazione disponga la revoca dell'incentivo per mancata realizzazione del progetto, mancato rispetto del vincolo triennale o quinquennale sui beni, perdita dei requisiti o violazione delle regole di cumulo.

I contributi a fondo perduto sono tassati?

Sì, le somme ricevute concorrono alla formazione del reddito imponibile dell'impresa: i contributi in conto esercizio rilevano come ricavi (art. 85 TUIR), mentre quelli in conto capitale sono trattati come sopravvenienze attive tassabili nell'esercizio di incasso (art. 88 TUIR). Inoltre, sugli importi corrisposti dagli enti pubblici si applica una ritenuta d'acconto del 4%, salvo l'esclusione prevista per l'acquisto di beni strumentali.

Cosa sono gli aiuti de minimis?

Gli aiuti de minimis sono agevolazioni pubbliche di entità limitata concesse secondo il Regolamento (UE) 2023/2831, che non alterano la concorrenza comunitaria. Il regolamento stabilisce un massimale massimo complessivo di 300.000 € erogabile a ciascuna "impresa unica" nell'arco di un periodo mobile di tre anni solari.

Come si controllano gli aiuti de minimis già ricevuti?

Il controllo degli aiuti de minimis erogati a un'impresa unica viene effettuato mediante la consultazione del Registro nazionale degli aiuti di Stato (RNA). Tramite il portale viene generata la "Visura Aiuti de minimis", che certifica gli importi concessi negli ultimi tre anni solari e verifica la capienza residua per nuove agevolazioni.

Ci sono contributi a fondo perduto per giovani e donne?

Sì, per i giovani tra i 18 e i 35 anni non compiuti con specifici requisiti occupazionali sono disponibili misure con quote a fondo perduto quali Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord. L'incentivo ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero sostiene compagini a prevalenza giovanile o femminile, ma dal 01/07/2026 concede agevolazioni esclusivamente nella forma del finanziamento agevolato a tasso zero per via dell'esaurimento dei fondi per la quota a fondo perduto.

Dove si trovano i bandi a fondo perduto aperti?

I bandi attivi e le relative informazioni ufficiali si possono consultare sulla piattaforma pubblica nazionale Incentivi.gov.it, che raccoglie il catalogo generale delle misure dello Stato e degli enti locali. Inoltre, informazioni sulle misure e sugli aiuti concessi sono accessibili nella sezione Trasparenza del portale del Registro nazionale degli aiuti (rna.gov.it).

Fonti e metodo

Guida redatta da Bandio sulle fonti ufficiali elencate qui sotto e controllata da una revisione indipendente, con verifica di Luca Olovrap il 19/10/2026. Viene verificata di nuovo ogni mese; i bandi aperti si aggiornano ogni giorno. Le informazioni non sostituiscono i testi ufficiali dei singoli bandi. Hai trovato un errore? Segnalacelo.

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